
Autore: Salvatore Spinosa
Data di pubblicazione: 17 marzo 2026
IL FONDO PENSIONE CHE HA PERSO IL 50%? IN REALTÀ NON ERA UN FONDO PENSIONE
Negli ultimi giorni è circolata molto una notizia che ha fatto parecchio rumore:
un presunto fondo pensione avrebbe perso circa il 50% del proprio patrimonio. Una cifra enorme.
Parliamo di oltre un miliardo di euro.
Ma la prima cosa da capire è questa: non stiamo parlando di un fondo pensione come quelli italiani; o meglio, non stiamo parlando di un fondo pensione nel senso in cui lo intendiamo in Italia.
Si tratta di qualcosa di molto diverso e molto più vicino alle casse professionali.
E questo è il primo errore che bisogna evitare: confondere strumenti previdenziali completamente diversi, che funzionano con logiche, regole e controlli differenti.
Capire questa distinzione è fondamentale per evitare conclusioni sbagliate.
Il caso dei dentisti tedeschi
Partiamo dal fatto di cronaca.
Un ente previdenziale dei dentisti tedeschi, con sede a Berlino, ha registrato perdite molto rilevanti sul proprio patrimonio, pari a circa il 50% delle masse gestite.
Il patrimonio complessivo era di circa 2 miliardi di euro. La prima cosa da chiarire è che questo ente non rappresenta tutti i dentisti tedeschi e non fa parte di un sistema unico nazionale.
Si tratta invece di un ente previdenziale:
- territoriale
- collegato all’Ordine professionale dei dentisti di Berlino
- che può includere iscritti anche di altre aree, in base ad accordi tra territori.
È quindi un sistema previdenziale di categoria, simile alle nostre casse professionali.
In Germania, infatti, il sistema previdenziale è articolato su più livelli. Da una parte c’è il sistema pubblico obbligatorio, simile all’INPS. Dall’altra esistono enti previdenziali professionali che sostituiscono il sistema pubblico per alcune categorie di professionisti iscritti agli ordini.
A questi si aggiungono poi i fondi pensione privati, aziendali o individuali, che funzionano in modo simile alla previdenza complementare italiana.
Ma il caso di cui stiamo parlando non riguarda questi fondi pensione. Riguarda invece un ente previdenziale professionale, cioè qualcosa di molto più vicino alle nostre casse professionali.
Previdenza a capitalizzazione: cosa significa davvero
Gli enti previdenziali professionali, come le casse italiane, funzionano in larga parte con un sistema a capitalizzazione.
Questo significa che la pensione non dipende soltanto dai contributi versati nel tempo. Dipende anche — in modo molto significativo — dai risultati degli investimenti finanziari effettuati con il patrimonio dell’ente. Ed è proprio qui che il tema diventa molto interessante, soprattutto per i professionisti iscritti alle Casse. Perché quando la previdenza si basa anche sugli investimenti finanziari, la qualità della gestione patrimoniale diventa un elemento decisivo.
Perché è successo
Non si è trattato di un crollo improvviso, ma certamente è stato inaspettato.
Come è stato possibile perdere una quota così rilevante del patrimonio?
E soprattutto: perché non è stato individuato prima?
Secondo le informazioni disponibili, si sono combinati 3 fattori principali.
Il primo è stato l’utilizzo di investimenti complessi e poco liquidi, una categoria di strumenti che negli ultimi anni ha creato difficoltà anche ad altri operatori finanziari, come dimostrano le recenti tensioni nel settore del Private Equity.
Il secondo fattore è stata una forte concentrazione del rischio.
Il terzo elemento riguarda la Governance e i controlli, che sembrano non essere stati adeguati rispetto alla complessità degli investimenti effettuati.
Nel portafoglio dell’ente, infatti, erano presenti in misura significativa asset come:
- prestiti privati
- partecipazioni non quotate
- investimenti immobiliari
Si tratta di strumenti che non hanno un prezzo trasparente determinato quotidianamente da un mercato regolamentato. Negli anni, caratterizzati da tassi di interesse molto bassi, molti gestori hanno cercato rendimenti più elevati aumentando l’esposizione a investimenti illiquidi.
Questi strumenti possono offrire rendimenti superiori, ma introducono anche meno trasparenza e maggior complessità.
Quando il ciclo economico cambia — oppure quando aumentano le tensioni sui tassi di interesse o sulle materie prime — le criticità possono emergere tutte insieme.
Il sistema italiano è diverso?
A questo punto arriva la domanda più importante. Una situazione simile potrebbe accadere anche in Italia?
La risposta richiede una distinzione molto chiara. Il sistema italiano è diverso, ma non significa che sia completamente privo di rischi.
Prima di tutto bisogna distinguere tra fondi pensione e casse professionali.
Come funzionano i fondi pensione
I fondi pensione italiani sono regolati da una normativa molto dettagliata. I riferimenti principali sono:
- D.Lgs. 252/2005
- DM 166/2014
Queste norme stabiliscono criteri precisi sulla diversificazione degli investimenti, i limiti alla concentrazione del rischio, le regole sui conflitti di interesse e i sistemi di controllo.
Inoltre, esistono diversi livelli di vigilanza:
1) banca depositaria
2) controlli interni
3) vigilanza della COVIP
Il DM 166/2014 ha anche aperto alla possibilità di investire in strumenti più complessi, come:
- fondi alternativi
- private equity
- infrastrutture
- economia reale
Questo significa che i fondi pensione possono utilizzare strumenti sofisticati, ma sempre all’interno di limiti molto precisi e con controlli stringenti.
Le casse professionali funzionano in modo diverso
Il caso tedesco, invece, è molto più vicino alla logica delle casse professionali.
Le casse italiane sono enti obbligatori, di primo pilastro (sostituiscono l'INPS) e privatizzati ma con funzione pubblica
Non sono strumenti volontari come i fondi pensione e soprattutto hanno molta più autonomia nella gestione degli investimenti.
Le casse possono investire in:
- obbligazioni
- azioni
- immobili
- fondi ed ETF
- infrastrutture
- private equity e private debt
A differenza dei fondi pensione, non esiste un decreto equivalente al DM 166/2014 che stabilisca limiti standardizzati di investimento.
Le casse devono garantire soprattutto due cose: equilibrio finanziario e sostenibilità nel lungo periodo.
In particolare devono dimostrare la sostenibilità del sistema su un orizzonte di almeno 30 anni, attraverso bilanci attuariali e verifiche periodiche.
Il controllo, quindi, non riguarda tanto il singolo investimento, quanto la solidità complessiva del sistema nel tempo.
Chi controlla le casse professionali
Le casse professionali non sono prive di controlli.
La vigilanza coinvolge diversi soggetti istituzionali:
- Ministero del Lavoro
- Ministero dell’Economia
- COVIP, per gli aspetti legati agli investimenti
- Corte dei Conti, per il controllo finanziario
La differenza principale rispetto ai fondi pensione sta nel modello di controllo.
I fondi pensione sono regolati nei dettagli.
Le casse professionali hanno maggiore autonomia gestionale: non si controlla tanto cosa compri, ma se il sistema regge nel tempo.
Questo non significa che le casse siano meno sicure. Significa semplicemente che il modello di vigilanza è diverso.
Un sistema con dimensioni importanti
Il caso tedesco è interessante anche per un altro motivo.
In Germania esistono circa 90 enti previdenziali professionali, con un patrimonio complessivo di circa 300 miliardi di euro.
In Italia le casse professionali sono 17.
Gestiscono complessivamente un patrimonio di circa 125 miliardi di euro, secondo i dati COVIP aggiornati alla fine del 2024.
Si passa da casse molto grandi — come Cassa Forense, che supera i 20 miliardi — a realtà molto più piccole, con patrimoni anche vicini al miliardo.
Quando si gestiscono patrimoni di queste dimensioni, le scelte di investimento diventano determinanti.
Un tema sempre più centrale
Negli ultimi anni sia i fondi pensione sia le casse professionali hanno aumentato gli investimenti in infrastrutture, economia reale, progetti industriali, energia e in generale asset non quotati.
Questo non è necessariamente un problema.
Anzi, può avere diversi aspetti positivi: migliorare i rendimenti, diversificare il portafoglio; ma introduce anche maggiore complessità, minore trasparenza dei prezzi e una maggiore necessità di controllo.
Per questo il ruolo della vigilanza — in particolare della COVIP — diventa sempre più importante.
La vera lezione di questa storia
Questa vicenda conferma una cosa molto importante.
Oggi la previdenza dipende sempre di più dalla qualità della gestione finanziaria.
Non basta versare contributi; è necessario capire come funziona il sistema, monitorarlo nel tempo e pianificare con consapevolezza.
Naturalmente questo vale soprattutto per la parte privata della previdenza. Ma diventa sempre più importante anche comprendere come funzionano i sistemi obbligatori.
Se per l’INPS esistono molti esperti — o presunti tali — il mondo delle casse professionali è spesso più complesso e meno conosciuto. E proprio per questo merita attenzione.
Un consiglio pratico
Se sei un professionista, la tua pensione non è soltanto un diritto.
È anche un sistema che devi capire, monitorare e pianificare. Perché conoscere come vengono gestiti i patrimoni previdenziali oggi significa prendere decisioni migliori per il proprio futuro.
E ricorda sempre quello che ci diciamo sempre: "non è mai troppo presto per iniziare, ma potrebbe diventare troppo tardi per recuperare".
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